In epoca precoloniale, l’isola di Quisqueya (madre di tutte le terre) e più tardi ribattezzata Hispaniola, era abitata da una popolazione chiamata “Taino”, che nella lingua indigena, aveva il significato di “buono” “nobile”. Il 5 dicembre 1492 Cristoforo Colombo sbarcò sull’ isola che diventò una colonia spagnola e nacque il primo nucleo abitato da europei nel nuovo mondo.

La dominazione spagnola portò un regime di schiavitù e sfruttamento, sia delle ricchezze naturali che della popolazione provocando un crollo delle loro condizioni fisiche e speranze in un futuro. I Taino si suicidarono in massa, come unica fuga dalla schiavitù e dai maltrattamenti. Con l’introduzione della lavorazione intensiva della canna da zucchero, iniziò la tratta degli schiavi neri dalle varie tribù dell’Africa, essendo i Taino ormai praticamente estinti.

Nel 1600, la maggior parte della popolazione si trasferì nelle vicinanze della capitale, per sfuggire alla continua minaccia dei pirati. Questo creò un impoverimento generale dell’economia e permise ai pirati di occupare la parte ovest dell’ isola e di organizzare i loro assalti alle navi dirette e provenienti dall’Europa.

Alla fine del 1800, nella parte occidentale, una ribellione di schiavi segnò l’indipendenza della colonia francese di Haiti dalla madrepatria. Napoleone inviò una spedizione militare per la riconquista, ma fallì e si dichiarò l’indipendenza definitiva e l’ abolizione della schiavitù.

La Repubblica Dominicana, dopo una breve indipendenza, nel 1822 venne invasa e dominata dalla stessa Haiti, fino al 1844 quando un movimento popolare, guidato da Juan Pablo Duarte riportò l’indipendenza. Il nascente stato, si pose sotto la protezione di Stati Uniti, Francia e Inghilterra, ma di fronte al rischio di invasione da parte degli Stati uniti, nel 1860 firmò un trattato di riammissione alla Spagna. Il trattato provocò una rivolta che si concluse con una nuova indipendenza. A partire dal 1863 si susseguirono presidenti eletti in maniera democratica, fino a quando, gli Stati Uniti per difendere interessi economici sull’ isola, nel 1930 appoggiarono il dittatore Trujillo, che governò duramente e massacrò gran parte degli Haitiani, restituendo le terre ai Dominicani.

Alla morte del dittatore, ucciso nel 1961 da una congiura, il suo braccio destro Joaquin Balaguer tentò di rimanere al potere, ma vinse le elezioni Juan Bosch Gavino, fondatore del Partito Rivoluzionario Dominicano(PRD). La sua politica non fu accettata dagli Stati Uniti, che intervennero militarmente e nel 1965 fu eletto Joaquin Balaguer, che governò dal 1966 al 1978 e più tardi dal 1984 al 1996. Nell’ intervallo subentrò il Partito Rivoluzionario Dominicano. L’instabilità politica creò conseguenze economiche disastrose bloccando lo sviluppo del paese.

Demografia

La popolazione della Repubblica Dominicana ammonta a circa 9 milioni di abitanti, la maggior parte vive nella capitale Santo Domingo e nelle altre cittadine e solo un terzo vive in zone rurali e si dedica alle coltivazioni agricole, dalla canna da zucchero alla coltivazione di caffè. Gli abitanti sono principalmente mulatti, nati dall’ incrocio di europei ,in prevalenza spagnoli, con africani.

La cultura è di stampo ispanico, ma con influenze americane e africane. La religione ufficiale è il cattolicesimo, ma vi è anche una forte presenza della chiesa evangelica.